Premio di risultato tassazione: novità e vantaggi della conversione in welfare

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In un mercato del lavoro sempre più competitivo, premiare i dipendenti e riconoscerne il contributo è diventato un elemento strategico per le aziende. Farlo significa rafforzare motivazione, engagement e fidelizzazione, con effetti positivi anche su produttività e risultati. Ma quali strumenti permettono di valorizzare le persone senza incidere in modo eccessivo sui costi aziendali?
In questo articolo approfondiamo le novità sulla tassazione del premio di risultato, uno degli strumenti più utilizzati nella gestione dei premi aziendali, e analizziamo perché, anche nel nuovo scenario fiscale, la conversione del premio in welfare continua a rappresentare la soluzione più vantaggiosa per aziende e dipendenti.

Tassazione premi di risultato: le novità della Legge di Bilancio 2026    

Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199 del 30 dicembre 2025) sono state introdotte diverse misure a sostegno del potere d’acquisto dei lavoratori, come l’aumento della soglia di esenzione dei buoni pasto fino a 10 euro. Allo stesso tempo, la manovra è intervenuta anche su un altro strumento centrale delle politiche retributive aziendali: la tassazione del premio di risultato.

Negli ultimi anni, infatti, i premi di risultato e la loro tassazione sono stati più volte oggetto di interventi normativi, con l’obiettivo di rendere questo strumento sempre più efficiente dal punto di vista fiscale e più competitivo rispetto a un tradizionale aumento in busta paga. Un percorso iniziato con la Legge di Bilancio 2016, che ha introdotto l’aliquota sostitutiva del 10% sull’IRPEF e sulle addizionali regionali e comunali.

Negli anni successivi, il legislatore ha progressivamente rafforzato questo regime agevolato: l’aliquota è stata ridotta al 5% nel 2023, confermata per il 2024 e poi prorogata per il 2025. Con l’ultima manovra, però, si compie un ulteriore passo avanti. Per gli anni 2026 e 2027, la tassazione dei premi di risultato scende infatti all’1%, accompagnata dall’innalzamento del limite massimo agevolabile da 3.000 a 5.000 euro.

Con la precedente disciplina, una tassazione più elevata del premio di risultato ne attenuava l’impatto, soprattutto per i dipendenti, che vedevano una parte consistente dell’importo assorbita da imposte e contributi. Oggi, con la Legge di Bilancio 2026 che ha ulteriormente ridotto l’imposta sostitutiva portandola all’1%, la detassazione premio di risultato rende questo strumento ancora più interessante: più leggero fiscalmente, più immediato, più attrattivo sia per le aziende sia per i lavoratori.

Ma questo significa che sia sempre la soluzione migliore? 

La sola detassazione premio di risultato è sufficiente a massimizzare il valore per l’impresa e per i dipendenti? E soprattutto: come cambiano le valutazioni quando il premio viene convertito in welfare aziendale, con i suoi vantaggi contributivi, fiscali e strategici di lungo periodo?

Detassazione premio di risultato: criteri e requisiti per beneficiare della tassazione agevolata 

Per poter beneficiare del regime agevolato previsto per la tassazione dei premi di risultato, è necessario rispettare una serie di requisiti ben definiti dalla normativa.  

L’agevolazione è riservata esclusivamente ai lavoratori dipendenti del settore privato, a prescindere dalla categoria di inquadramento, a condizione che il reddito da lavoro dipendente percepito nell’anno precedente non superi gli 80.000 euro annui. Restano quindi esclusi dal perimetro dell’agevolazione i lavoratori autonomi, i collaboratori e le altre forme di lavoro parasubordinato.

Un ulteriore elemento fondamentale riguarda la natura stessa del premio. Per accedere alla tassazione agevolata, il premio di risultato deve essere collegato al raggiungimento di obiettivi misurabili e verificabili, definiti in modo chiaro e coerente con quanto previsto dal Decreto interministeriale del 25 marzo 2016. La verifica del raggiungimento di tali obiettivi deve poter essere documentata, così da garantire la piena legittimità dell’applicazione del regime fiscale agevolato.

Infine, l’accesso alla tassazione agevolata del premio di risultato è subordinato alla presenza di un accordo collettivo. Il premio di risultato deve infatti essere previsto da un contratto aziendale o territoriale, stipulato con le rappresentanze sindacali (RSA o RSU) o con associazioni sindacali comparativamente più rappresentative, e regolarmente depositato presso il Ministero del Lavoro.  

Premi di risultato: tassazione ordinaria o sostitutiva?  

Abbiamo visto quali sono i requisiti necessari per accedere al regime agevolato previsto per la tassazione dei premi di risultato. Ma cosa accade quando queste condizioni non sono soddisfatte? In questi casi, il premio di risultato non può beneficiare dell’aliquota agevolata e viene quindi assoggettato alla tassazione ordinaria dei premi di risultato.

Questo accade, ad esempio, quando il reddito da lavoro dipendente percepito nell’anno precedente supera la soglia degli 80.000 euro: in questo caso, il premio erogato nel 2026 rientra nell’IRPEF ordinaria, con aliquote che possono arrivare fino al 43%, oltre alle addizionali.  

La normativa consente inoltre al lavoratore di rinunciare volontariamente all’imposta sostitutiva dell’1% e optare per la tassazione ordinaria dei premi di risultato, qualora questa risulti più conveniente, ad esempio per sfruttare specifiche detrazioni fiscali. 

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Conversione del premio di risultato in welfare: tassazione e convenienza 

Negli anni in cui l’imposta sostitutiva sul premio di risultato era fissata al 10% o al 5%, la conversione in welfare rappresentava senza dubbio la soluzione più vantaggiosa per consentire ai dipendenti di beneficiare dell’importo pieno del premio, evitando sia l’imposizione fiscale sia l’incidenza contributiva.

Oggi, con la riduzione dell’aliquota sostitutiva all’1%, è legittimo chiedersi se questa scelta convenga ancora.

La risposta è sì, e i vantaggi riguardano tanto i lavoratori quanto le aziende.

Infatti, la riduzione dell’aliquota incide esclusivamente sull’imposta sostitutiva dovuta dal dipendente, aumentando il netto in busta paga, ma non determina una riduzione strutturale del costo del lavoro per l’impresa. Il premio di risultato erogato in denaro resta, infatti, soggetto a contribuzione previdenziale secondo la disciplina vigente.

Al contrario, la conversione del premio in welfare aziendale, se correttamente strutturata nel rispetto dei limiti normativi, consente di erogare beni e servizi che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente e non sono assoggettati a contribuzione, generando un beneficio fiscale e contributivo più ampio e, in molti casi, un risparmio complessivo per l’azienda.  

Tassazione sul premio di risultato: perché la conversione in welfare conviene anche ai dipendenti?  

E per i dipendenti? Anche se con la nuova tassazione dei premi di risultato i collaboratori ricevono un importo netto più elevato rispetto al passato, la conversione in welfare consente comunque di evitare qualsiasi erosione del valore del premio.  

Basti pensare a un premio di risultato pari a 1.000 euro: scegliendo la conversione in welfare, il lavoratore riceve l’intero importo sotto forma di credito welfare; optando invece per l’erogazione in denaro, anche con la tassazione all’1%, il netto percepito è inferiore (circa 899,02 euro).  

Convertire il premio di produzione in welfare con la Piattaforma Welfare Pluxee 

In questo scenario, la conversione del premio di risultato in welfare continua quindi a rappresentare una scelta strategica. Per renderla davvero efficace, però, è fondamentale poter contare su soluzioni digitali, integrate e semplici da gestire, in grado di semplificare l’amministrazione del credito welfare e offrire ai dipendenti un’esperienza di utilizzo fluida e intuitiva. È in questo contesto che si inserisce il ruolo delle piattaforme welfare, come la Piattaforma Welfare Pluxee.

La Piattaforma Welfare Pluxee è una soluzione innovativa, versatile, multicanale e multiservizio che consente alle aziende di gestire l’intero piano welfare attraverso un unico portale, accessibile 24/7 anche da smartphone. Tutti i benefit attivati sono centralizzati in un’unica interfaccia, con il supporto di un’assistenza dedicata in ambito fiscale, contabile e amministrativo, semplificando così ogni fase del processo.

In particolare, con la Piattaforma Welfare Pluxee i tuoi dipendenti hanno la possibilità di scegliere in autonomia come utilizzare il proprio credito, in base alle esigenze personali e familiari. I servizi attivabili per i propri collaboratori tramite la Piattaforma Welfare Pluxee sono:  

1) Buoni Acquisto Pluxee: utilizzabili in una rete di oltre 22.000 negozi ed e-commerce convenzionati, offrono massima libertà di scelta tra numerose categorie merceologiche. Dai prodotti alimentari all’abbigliamento, dalla cosmetica al carburante, dall’elettronica ai giocattoli, fino a soggiorni ed esperienze, intrattenimento digitale e donazioni solidali.  

2) Catalogo voucher, da utilizzare per:

  • Salute, con servizi sanitari, psicologici e odontoiatrici disponibili su tutto il territorio nazionale tra cui Unobravo, Miglior Salute e Mindwork.
  • Formazione, con percorsi linguistici e professionali presso partner come British School, My English School e Wall Street English.
  • Sport e benessere, con abbonamenti e ingressi a palestre e centri fitness convenzionati come FitPrime, Anytime Fitness o Urban Fitness.
  • Viaggi e tempo libero, con un ampio catalogo di esperienze e soggiorni acquistabili su piattaforme come Booking.com, Smartbox, MSC Crociere e l’accesso ai principali parchi divertimento italiani.

3) Richieste di rimborso per spese personali e familiari sostenute in ambiti rilevanti della vita quotidiana, come assistenza familiare, trasporto pubblico, mutui e finanziamenti e utenze domestiche.

4) Versamenti per previdenza e assicurazione sanitaria integrativa, consentendo a ogni dipendente di destinare parte del proprio credito welfare a:

  • Previdenza complementare, fino a 5.164,57 euro, per rafforzare il proprio piano pensionistico;
  • Assicurazione sanitaria integrativa, fino a 3.615,20 euro, per estendere la tutela sanitaria a sé e alla propria famiglia.

In questo modo, la conversione del premio di produzione in welfare non si limita a un vantaggio fiscale, ma diventa uno strumento strutturato di valorizzazione delle persone, capace di aumentare il potere d’acquisto dei dipendenti e di rafforzare, al tempo stesso, l’efficacia delle politiche di welfare aziendale

 

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