Il lavoro: un “rifugio” in tempi incerti?

Perché i dipendenti continuano a guardare al futuro con fiducia tra inflazione, instabilità economica e ascesa dell’AI.

A un anno dalla pubblicazione del nostro primo studio globale, The New Rules of Engagement, Pluxee torna con una nuova ricerca altrettanto ambiziosa, che analizza come il coinvolgimento dei dipendenti stia evolvendo in un contesto di crescente incertezza globale e di un’intelligenza artificiale che sta ridefinendo il mondo del lavoro così come lo conosciamo.

Basata sulle opinioni di lavoratori provenienti da diversi Paesi, fasce d’età e settori, la ricerca mette in luce tre grandi paradossi che mettono in discussione le convinzioni tradizionali sul valore attribuito al lavoro, sulle condizioni che alimentano la fedeltà verso l’azienda e sull’atteggiamento dei dipendenti nei confronti dell’intelligenza artificiale.

Nonostante l'incertezza, i lavoratori guardano al futuro con ottimismo

Nel complesso, l’atteggiamento dei lavoratori è sorprendentemente positivo: il 76% dichiara di sentirsi entusiasta, felice o fiducioso. Questo dato emerge nonostante circa la metà degli intervistati affermi di essere preoccupata per il futuro del proprio Paese e del pianeta. Inoltre, il 70% indica l’inflazione e il suo impatto sul potere d’acquisto come la principale fonte di preoccupazione del momento.

In Italia le preoccupazioni economiche sembrano incidere in modo più marcato sul benessere delle persone. Il livello di soddisfazione personale raggiunge infatti 6,7 su 10, uno dei risultati più bassi tra i Paesi analizzati.

Metodologia

Abbiamo realizzato questa seconda edizione della nostra ricerca globale insieme a Ipsos all’inizio del 2026. Progettato per comprendere come i dipendenti vivono il coinvolgimento sul lavoro in tutto il mondo, lo studio raccoglie la voce di migliaia di persone appartenenti a diversi Paesi, settori e fasce d’età.

14

paesi intervistati

11.000

partecipanti

40

domande

I Tre Paradossi: una preview

Paradosso 1: Il lavoro è meno centrale nella vita delle persone, ma i dipendenti si sentono più coinvolti che mai.

I lavoratori sono sempre più orientati a proteggere il proprio equilibrio tra vita privata e lavoro, stabilendo confini più netti e riservando maggiore attenzione alla sfera personale. Eppure, il loro legame con l’azienda rimane solido: i livelli di soddisfazione professionale e di appartenenza organizzativa restano elevati. Un segnale che, in tempi di incertezza, il lavoro non viene percepito soltanto come una fonte di reddito, ma anche come un punto di riferimento stabile e rassicurante.

13%

La percentuale di dipendenti che afferma che il lavoro rappresenta il centro della propria vita

7/10

Il punteggio medio attribuito dai lavoratori alla propria soddisfazione professionale nei diversi Paesi analizzati

87%

Il punteggio medio attribuito dai lavoratori alla propria soddisfazione professionale nei diversi Paesi analizzati

La crescita costante dell'Engagement Consapevole

Con il crescente tempo dedicato alla vita privata e un approccio più equilibrato al lavoro, si potrebbe pensare che le persone attribuiscano meno valore alla propria occupazione. I dati raccontano però una realtà diversa. La soddisfazione professionale rimane elevata, con un punteggio superiore a 7 su 10 in tutti i Paesi analizzati. Allo stesso tempo, l’87% dei lavoratori dichiara di apprezzare o addirittura amare la propria azienda, un dato in crescita di 4 punti percentuali rispetto allo scorso anno.

Mentre il ruolo delle istituzioni tradizionali si affievolisce, il luogo di lavoro resta uno dei principali spazi di connessione sociale, dove le persone condividono esperienze, coltivano relazioni e possono sentirsi parte di una comunità.

Jean-Baptiste Barféty  

Esperto di politiche pubbliche sulla trasformazione del lavoro e sul ruolo dell’azienda nella società

Paradosso 2: I lavoratori non temono di perdere il lavoro, ma sono sempre meno disposti a restare a qualsiasi condizione

Sebbene il contesto economico resti incerto, il timore della disoccupazione non rappresenta una delle principali preoccupazioni per i lavoratori. Al contrario, emerge una fedeltà verso l’azienda sempre più selettiva e condizionata: le persone sono pronte a cambiare organizzazione se non trovano benessere, riconoscimento e opportunità di svolgere un lavoro coinvolgente e appagante.

-5%  

Calo dei dipendenti intenzionati a rimanere nella propria azienda il più a lungo possibile rispetto al 2025.

+6%

L’aumento del numero di dipendenti che dichiara: “Intendo restare finché il mio lavoro continuerà a essere interessante” rispetto all’anno scorso.

35%

Lavoratori che ritengono il benessere e le condizioni di lavoro una priorità per l’HR

La fedeltà dei dipendenti non è incondizionata

Le risposte che esprimono una fedeltà condizionata ("Ho intenzione di restare finché il mio lavoro continuerà a essere interessante") sono aumentate di 6 punti percentuali a livello globale, con gli incrementi più significativi registrati in Europa occidentale e in tutte le fasce di età, dai profili senior fino alla Generazione Z. I dipendenti si aspettano un rapporto di reciprocità con la propria organizzazione, in cui il loro coinvolgimento e il loro impegno siano ricambiati da opportunità, riconoscimento e valore concreto.

I dati evidenziano come i lavoratori cerchino sempre più soluzioni che rispondano alle loro esigenze reali, favorendo al contempo produttività, creatività, engagement e performance sul luogo di lavoro.

Jean-Baptiste Barféty  

Esperto di politiche pubbliche sulla trasformazione del lavoro e sul ruolo dell’azienda nella società

Paradosso 3: l’AI trasformerà il lavoro. I dipendenti accolgono con favore questo cambiamento.

I lavoratori di oggi vedono con favore la rivoluzione dell’AI: una larga maggioranza è convinta che questa tecnologia contribuirà a migliorare il proprio lavoro, più che a sostituirlo. I dipendenti si aspettano che l’AI riduca le attività ripetitive, semplifichi le attività quotidiane e renda i loro ruoli più gratificanti. Inoltre, oltre la metà la utilizza già regolarmente.

65%

La percentuale di dipendenti che accoglie positivamente la rivoluzione dell’AI

40%

La percentuale di lavoratori convinta che il proprio lavoro non diventerà obsoleto a causa dell’AI

42%

La percentuale di lavoratori che ritiene che le proprie mansioni cambieranno molto probabilmente, ma in positivo, poiché l’AI renderà il lavoro meno ripetitivo e più stimolante

L’AI al lavoro: opportunità o minaccia?

La rivoluzione dell’AI è accolta positivamente dal 65% dei lavoratori. Un dato particolarmente significativo se si considera che il 40% la definisce addirittura una tecnologia “straordinaria” e afferma di apprezzarne l’utilizzo. Un ulteriore 25% dei lavoratori dichiara invece di non avere ancora una familiarità approfondita con gli strumenti di AI, ma di considerarli interessanti e di volerli utilizzare più frequentemente in futuro. 

In Italia, ben il 45% dei dipendenti non vede rischi di scomparsa del proprio lavoro e il 34% prevede una trasformazione positiva, verso attività meno routinarie e più interessanti.

La stragrande maggioranza dei dipendenti non è preoccupata di perdere il proprio posto di lavoro. L’intelligenza artificiale è ancora nelle sue fasi iniziali e, finora, l’esperienza è stata prevalentemente positiva: aiuta a lavorare meglio, fa risparmiare tempo e semplifica le attività quotidiane.

Antoine Solom

Senior Consultant di Focus, specializzato in ricerca, consulenza e strategie per la trasformazione organizzativa e l’engagement.

La prospettiva italiana

Tra pressione economica e ricerca di maggiore benessere, i lavoratori italiani affrontano sfide particolarmente intense rispetto alla media globale. I dati evidenziano una popolazione attenta alla qualità della propria esperienza lavorativa, ma anche sempre più sensibile ai temi della sicurezza economica, del riconoscimento e del supporto da parte del datore di lavoro.

In Italia il lavoro resta un punto di riferimento fondamentale per le persone

Nonostante l’incertezza economica e sociale, il rapporto con il lavoro rimane positivo. In Italia, il 71% dei dipendenti dichiara di apprezzare la propria azienda, mentre un ulteriore 10% afferma di amarla e di raccomandarla attivamente a familiari e conoscenti. Solo il 19% manifesta un atteggiamento negativo o di indifferenza nei confronti del proprio datore di lavoro. Questi risultati confermano il valore di un’esperienza professionale capace di offrire riconoscimento, autonomia, benessere e opportunità di crescita. 

Più che una diminuzione dell’importanza del lavoro, emerge la ricerca di un equilibrio più sostenibile tra vita personale e realizzazione professionale.

Più autonomia, più coinvolgimento

L'engagement non dipende solo dalla crescita professionale. In Italia, sentirsi responsabilizzati, vedere riconosciuto il proprio impegno e lavorare in un ambiente positivo sono i fattori che incidono maggiormente sulla motivazione e sul benessere delle persone.

Coinvolti nel lavoro, senza rinunciare all'equilibrio

In Italia si afferma un modello di Engagement Consapevole: il 45% dei lavoratori dichiara di impegnarsi nel proprio lavoro mantenendo confini chiari tra vita professionale e vita personale. Un coinvolgimento più intenzionale, che si alimenta attraverso autonomia, riconoscimento e un'esperienza lavorativa di qualità.

I nostri esperti

In un contesto segnato da incertezza economica, nuove aspettative sul lavoro e dalla crescente diffusione dell’intelligenza artificiale, abbiamo chiesto a due esperti di aiutarci a comprendere le trasformazioni in atto. Le loro analisi approfondiscono i principali paradossi emersi dalla ricerca: un rapporto sempre più forte con la propria azienda, una visione in evoluzione della fedeltà professionale e un atteggiamento verso l’AI più positivo di quanto si possa immaginare.

Jean-Baptiste Barféty

Esperto di politiche pubbliche sulla trasformazione del lavoro e sul ruolo dell’azienda nella società

Jean-Baptiste Barfety è noto per le sue analisi sui fattori strutturali e normativi che influenzano oggi la ricerca di un lavoro significativo. Quest'anno ha concentrato la propria attenzione sull'AI, coinvolgendo 17 aziende, per un totale di 1,5 milioni di dipendenti, e conducendo una revisione della letteratura internazionale e gruppi di lavoro con responsabili HR e manager. È autore del rapporto Working with AI, Deciding Among Humans (Projet Sens, 19 maggio 2026). Co-responsabile di un gruppo di ricerca del Collège des Bernardins dedicato al lavoro, ex consigliere del Ministero del Lavoro francese e relatore del noto Rapporto Notat-Senard, ha contribuito in maniera significativa allo sviluppo della normativa francese sulle imprese a impatto sociale.

Antoine Solom

Senior Consultant di Focus, specializzato in ricerca, consulenza e strategie per la trasformazione organizzativa e l'engagement.

Antoine Solom vanta una lunga esperienza nell'accompagnare organizzazioni internazionali nei processi di cambiamento. In precedenza, ha lavorato per trent'anni in Ipsos, ricoprendo tra gli altri il ruolo di Lead Managing Director della divisione HR Analytics & Consulting Solutions, con un focus particolare sui contesti lavorativi ad alto coinvolgimento.